Allocuzione dell’Amb. Roberto Balzaretti in occasione della Festa nazionale 2026
Solo il testo pronunciato fa fede
Permettetemi per una volta di iniziare dalla fine: con un grande grazie. Vorrei ringraziarvi (anzitutto la banda della polizia per la presenza e la maestria) rappresentanti delle istituzioni, rappresentanti del mondo dell’economia e della scienza, giornalisti, artisti, amici e sponsor che ci aiutate ad organizzare questa bella serata. Siete voi, ciascuna e ciascuno nei vostri ambiti di attività, a dare vita alla relazione tra Svizzera e Italia. È un piacere accogliervi stasera.
Condividiamo più di 700 chilometri di frontiera, scambiamo un miliardo di euro a settimana in beni e altri 300 milioni circa in servizi. Condividiamo una lingua comune. La densità delle nostre relazioni bilaterali, unita alle importanti comunità svizzere in Italia, e italiane in Svizzera, riflette la profondità dei legami che uniscono i nostri due Paesi. Tutto questo è importante. Però importano prima di ogni cosa i legami umani che la storia e la secolare vicinanza hanno tessuto e rinforzato. Sono questi legami che ci permettono di affrontare anche i momenti più difficili e dolorosi.
La notte di Capodanno, in un terribile incendio a Crans-Montana hanno perso la vita 41 persone. 41 innocenti che festeggiavano il Capodanno. E 115 altre sono rimaste ferite, alcune in modo grave. È indiscutibile che le misure antincendio non sono state rispettate con il rigore richiesto dalle leggi in vigore. Fortissima è l’emozione condivisa. L’intervento congiunto di vigili del fuoco, forze di polizia, personale sanitario di primo intervento, medici e infermieri svizzeri, italiani e di tanti altri paesi vicini è stato un esempio di professionalità e solidarietà. È questo esempio che ci deve guidare nella ricerca della piena verità e della giustizia.
Ticinese di origine, cresciuto a poche centinaia di metri dal confine, mi sentivo già un po’ a casa in Italia molto prima del mio incarico a Roma. Le zone di frontiera sono un elemento costitutivo delle relazioni bilaterali. È lì che nasce e cresce una storia condivisa; e fondamentale è tener conto delle esigenze economiche e sociali dei bacini regionali, tanto in Svizzera quanto in Italia. Lì, forse più che in altre regioni, si percepisce un senso di disagio. Certe preoccupazioni si sono fatte sentire in alcune questioni tecniche delle nostre relazioni bilaterali, ma penso che mettano in luce questioni più fondamentali sul futuro delle nostre economie e società. Sono anche la conseguenza delle tensioni percettibili al livello internazionale.
Dopo aver fatto il mestiere di diplomatico durante periodi di più grande stabilità geopolitica sono convinto che nella situazione attuale, meno stabile e più incerta, sia necessario mettere l’umano, il livello locale e l’ascolto al centro delle nostre attività.
All’inizio del 2025, sono giunto a Roma con la convinzione che la diplomazia pubblica è uno strumento utile e con la curiosità di (ri)scoprire l’Italia. Da qui, l’idea di «In Cammino con la Svizzera»: è questo il motto che abbiamo scelto per il progetto di visitare le venti regioni italiane in due anni. In questo percorso ci sostengono il Consolato svizzero di Milano e lo Swiss Business Hub, partners chiave per dare continuità alla nostra iniziativa. Gli obiettivi sono di incontrare le persone che, ogni giorno, danno vita alle relazioni tra Svizzera e Italia, ascoltarle e sostenerle nei loro progetti. E anche parlare della Svizzera e dei nostri valori.
Obiettivi chiari, un calendario preciso e un programma ben definito, ma senza rinunciare a ciò che costituisce l'essenza di ogni vero viaggio: la dimensione umana. Il dialogo come antidoto ai muri, agli schermi e alle maschere del nostro tempo. Nel descrivere la preparazione di un viaggio, Eugenio Montale scriveva che «un imprevisto è la sola speranza». E lo scrittore svizzero Nicolas Bouvier osservava che «prendersi il tempo è il modo migliore per non perderne».
Ci spostiamo con mezzi di trasporto sostenibili e in ogni regione facciamo un tratto a piedi insieme ad una personalità del luogo. In ricordo degli incontri, doniamo a un’istituzione locale una panchina, prodotta in Svizzera con materiali di riciclo, che rimane alla comunità come luogo di scambio, di dialogo e d’informazione. Qui vorrei ringraziare i colleghi dell’Ambasciata, tutti coinvolti nei vari aspetti del progetto: dalla preparazione di ciò che si può prevedere alla gestione di ciò che – molto puntualmente… – non accade come previsto.
In un mondo in cui le regole si fanno sempre più fragili, sono convinto che contatti più diretti e informali a livello istituzionale, scientifico, economico, culturale e con il grande pubblico possano favorire maggiore stabilità, comprensione reciproca e opportunità. Quest’approccio è misurabile. Fino ad adesso: più di 130’000 passi, quasi 3’000 km percorsi – di questi il 57% sostenibili: in treno, auto elettrica - e in bici! – e più di 800 persone già incontrate in Umbria, Toscana, Campania, Liguria e Emilia-Romagna.
È un piacere vedere riuniti gli amici che conoscono bene questo giardino e i nuovi ospiti, che rappresentano i primi frutti del nostro progetto. Mi auguro che le relazioni con tutti voi continuino a crescere e che l'Ambasciata possa fungere da catalizzatore per nuove collaborazioni, anche tra di voi.
Spero di aver suscitato la vostra curiosità e vi invito, nel corso della serata, a raggiungere lo spazio dedicato a «In Cammino con la Svizzera» sul terrazzino, dove potrete scoprirne di più ma anche diventarne protagonisti: sono la vostra presenza e il vostro coinvolgimento il vero motore delle nostre relazioni bilaterali!
Buona festa. Viva la Svizzera e viva l’amicizia tra l’Italia e la Svizzera.